Scrivevo: “Sinceramente l’idea di rimanere incinta e magari abortire di nuovo mi terrorizza”. Eppure sapete cosa? E’ successo e sono ancora qui e sono forse meno terrorizzata di prima perché dico: “Al diavolo, ormai succeda quello che vuole, vado avanti per la mia strada lo stesso”. Perché sì, a gennaio buone notizie: virus eliminato, si può ricominciare con la ricerca di una gravidanza. Oh, grazie! Non sapevo nemmeno se ne avevo ancora voglia, di un figlio. Ci ho provato senza convinzione… e sono rimasta incinta su-bi-to!Miracolo! Bellissimo lavoro che mi piove addosso dopo mesi e anni di tentativi, sembrava tutto fatto apposta per ricompensarmi. Come se qualcuno volesse dirmi: “Via, via, il 2010 è stato un anno di merda, ma adesso non ti preoccupare. Ti mando un bebé, ti mando un lavoro, sei contenta?”. Non che non fossi angosciata alla vista del test positivo, eh! Anzi! Però chiaramente non pensavo di dover rivivere l’esperienza, avevo già dato. Invece no! Alla prima ecografia si stava già riassorbendo tutto. Non ho nemmeno visto mio figlio. Si è autoeliminato senza farsi vedere. Ma io volevo almeno vivere l’esperienza fisica dell’aborto, senza isterosuzione. Ho aspettato un mese che mi arrivassero le perdite, che la gravidanza finisse da sola, ma non è successo. Il mio corpo supporta bene le gravidanze, questo l’abbiamo capito, non ha perdite o distacchi di placenta o cali di progesterone. Lui funziona. Dopo un mese, il giorno del mio decimo anniversario di matrimonio, sono andata in ospedale a fare la visita preoperatoria. Grandi festeggiamenti! Dopo tre giorni, il mio corpo è stato liberato artificialmente da qualcosa che non voleva andarsene. C’è di buono che ora so, so che lui era un lui, so che lui aveva la sindrome di Down, prodottasi in modo casuale. Ho imparato tante nuove cose, sia sulle malattie cromosomiche (esiste anche la sindrome di Down ereditaria), sia su quello che può andar male in una gravidanza. L’uovo chiaro, termine che non avevo mai sentito prima d’ora. Eccetera. Mi son fatta un giro in sala operatoria, che a me piace tanto l’effetto dell’anestesia. Ho condiviso la stanza con donne che avevano scelto di abortire e che in certi casi non posso proprio compatire, perché non hanno giustificazioni se non la loro leggerezza. Poi è iniziata la trafila degli esami, perché adesso no: voglio sapere cosa c’è che non va. Un totale di 40 provette di sangue, visite qui e visite là. Risultato: sono sana come un pesce. Cromosomi a posto, grazie al cielo. L’unica cosa che non funziona in me è l’assimilazione dell’acido folico, perciò devo prenderne dosi massicce, ma questa è una cosa banale e comune e risolvibile. E me l’ero già autodiagnosticata e mi ero già aumentata le dosi vedendo che i livelli erano sempre bassi, a dispetto di medici e ginecologi. E chi aveva ragione? Io. E poi altri controlli al collo dell’utero. Il virus non c’è, ma qualche cellula con lesioni sì. E che cazzo. Non poteva andarmi bene, questa? Marito con infezione asintomatica allo sperma: impossibile debellarla nonostante le cure, ma a sentire i medici non è pericolosa per me e nemmeno per lui e anzi non si sa nemmeno se l’esame sia attendibile.
Me ne vado in vacanza, coi preservativi. Sì, perché c’è una cosa che in questo ultimo anno mi è mancata giusto un pochettino: il sesso. Il sesso senza pensieri. Perché tra gravidanza con desiderio ridotto, poi aborto, poi un mese di astinenza, poi operazione, tre mesi di angoscia, poi subito incinta, poi due mesi ad abortire, poi un mese di astinenza… fate voi i conti. I mesi sono volati senza poterlo fare o senza averne voglia perché il morale era sotto i piedi. Ma adesso sono veramente stufa. Voglio vivere, voglio divertirmi, voglio provare piacere, voglio andare avanti con tutte le cose che ho voglia di fare. Devo fare mille controlli per questo maledetto virus? Bene, li faccio. Devo operarmi? Bene, mi opero. Ma voglio divertirmi, punto.
Staremo a vedere. Io la certezza che non avrò mai figli ce l’ho. Sono sicura che non avrò mai figli, sicura al 100%. Nonostante questo ci provo ancora. Ma non so fino a quando, perché semplicemente ritengo che non ne valga la pena. Non vale la pena “perdere” tutto questo tempo per avere un figlio, secondo me no! Non vale la pena mettere in pausa il resto della vita… nell’attesa di cosa? Di una gravidanza? E se non arriva? No, grazie. Quello che mi premeva era sapere che non ci fossero impedimenti da parte nostra. Non ci sono, sono tranquilla. E adesso rivivo.
Quando ho visto l’aggiornamento nelle mie mail sono stata contentissima… purtroppo leggo di nuove disavventure su questo fronte e mi dispiace moltissimo. Non so se é un paragone stupido ma la tua reazione di rabbia sembra la reazione di un innamorato ferito da un tradimento, che promette al mondo di non ricascarci perché l’amore è una schifosa bugia.
è certo che dopo tutto questo cercare ancora un figlio potrebbe apparire come doloroso accanimento terapeutico. la tua esperienza mi spaventa moltissimo, da mesi se incontro una donna con il pancione mi sembra ei vedere una donna ricoperta d’oro, giuro. non ho idea di come il mio mondo verrebbe devastato da una notizia del genere. un abbraccio forte e in bocca al lupo per tutto.
Ciao cara! Effettivamente il paragone è azzeccato: ci si sente traditi dal destino, beffati, soprattutto quando si vedono genitori poco degni che non hanno fatto fatica a diventarlo (parlo di quelli che poi maltrattano i loro figli o li uccidono o li violentano). Le donne infertili, o quelle poliabortive come me, si arrabbiano perché queste sono ingiustizie. Io mi arrabbio perché non riesco a fare una cosa che è naturale e semplice e per cui non occorre essere chissà chi. Però a un certo punto si va oltre.
Io per principio ho sempre pensato che non avrei utilizzato fecondazioni in vitro o donazioni o cure ormonali. Conoscendo un po’ più da vicino come funzionano queste cose, sono rimasta della mia idea, perché secondo me non ne vale la pena, non per me.
Però ti assicuro che ci sono tante, tantissime donne che fanno anni e anni di tentativi, di cure, di monitoraggi, di fivet, addirittura di donazioni di sperma, ovuli o embrioni pur di ottenere un figlio. Per me quello è esagerato, ma per loro non lo è.
Io mi limito a seguire un po’ la natura. Quello che mi interessava sapere era di non avere qualcosa che non va, qualcosa che causasse gli aborti, perché sarebbe stupido insistere senza sapere. Se avessi avuto qualcosa mi sarei fermata. Adesso so di essere sana, continuo, ma non all’infinito perché non lo ritengo giusto né per me, né per un ipotetico figlio che si ritroverebbe dei genitori secondo me troppo vecchi.
Ma in questo campo trovi estremismi da entrambi i lati ed è difficile discutere con serenità dell’argomento perché sia chi vuole un figlio a 45 anni che chi è contrario tendono a dare dei pazzi agli altri.
Io voglio solo parlare per me e decidere per me, gli altri sono liberi di fermarsi o andare avanti ad oltranza. Io però non ne ho voglia.
Quello che è cambiato è che ormai ho perso l’innocenza e la spensieratezza della cosa: ora se vedo una donna incinta penso che magari anche lei ha avuto aborti, o magari ha fatto ricorso a cure, o magari il figlio che porta in grembo è frutto di donazione. Ormai non vedo più la gravidanza come una cosa semplice, ma penso che molte donne abbiano avuto problemi, solo che magari non lo dicono. Quindi quando vedo una pancia penso che questa persona sia fortunata, sì, ma solo lei sa come è arrivata al risultato e se dietro c’è stata sofferenza.
In questi mesi ho conosciuto tante donne che hanno avuto più di due aborti: eppure sono ancora qui, chi continua a cercare, chi ha lasciato perdere, ma ci sono, vivono, sono felici. Mi danno la forza di pensare che anche io posso essere felice, nonostante gli aborti.