Arriva una lettera, dove hai sperato di leggere che alla fine non è così grave, che hanno visto male. La apri da sola, perché sei sola, sperando di trovare una sigla come CIN1 o CIN2, e poi leggi CIN3 e la vista ti si annebbia. Non è cancro. Devi stare tranquilla. Ma è CIN3, ovvero ci siamo quasi. CIN3 che può essere definito displasia grave o carcinoma in situ e ancora non ho capito se siano sinonimi o meno. CIN3 che è arrivato dal nulla. Poi leggi articoli medici e scientifici che dicono tutto e il contrario di tutto e non ci capisci più niente. Quante possibilità ci sono che si riformi? Quante possibilità ci sono che non abbiano tolto tutto (anche se il mio “tutto” era molto piccolo, come un’unghia del mignolo)? Quante possibilità ci sono che si evolva? In quanto tempo? E se rimanessi incinta in futuro, salterebbe fuori di nuovo? Più aggressivo?
Stia tranquilla, dicono. Ma intanto tu la tua “condanna” l’hai ricevuta. Poche si fermano a riflettere su questa cosa, e probabilmente fanno bene loro, anzi… sicuramente fanno bene loro. Io invece no. Io penso. Penso che adesso so che ho una certa cosa che potrebbe, dall’oggi al domani, un bel giorno qualsiasi della mia vita, causarmi un cancro. Io lo so. Chi non lo sa vive tranquillo, chi lo sa ha sempre un pensiero nel retro della sua mente.
Ci sono molte donne che si sono ritrovate con un CIN3 avendo avuto pap-test negativi negli anni precedenti. Una non se lo immagina mai di essere parte dei falsi negativi. Una è contenta quando le dicono “tutto bene” e le danno il foglietto del referto dove non si evidenziano anomalie. Una pensa di essere al riparo perché si controlla tutti gli anni. E invece non basta. Ecco perché, in certi ospedali, propongono di fare anche il DNAPAP insieme al normale pap-test. L’esame, per la donna, è esattamente lo stesso, ma il laboratorio ricerca il virus dell’HPV e comunica se ci sono ceppi ad alto o medio rischio. In base a questo, si può decidere se fare esami di secondo livello (colposcopia) oppure se controllarsi più di una volta all’anno. Se il DNAPAP è negativo, si può stare tranquille. Ovviamente a patto di avere sempre lo stesso partner sessuale e che lui sia fedele. Se invece si cambia partner, allora conviene rifare il DNAPAP per escludere la presenza del virus, che si prende appunto dai rapporti sessuali. La mia ex ginecologa non mi aveva mai parlato di DNAPAP, per fortuna l’ho fatto stavolta dalla ginecologa nuova. All’ospedale dove vado io lo consigliano alle donne dopo i 30 anni, le più a rischio di persistenza del virus (perché invece nelle donne giovani c’è più probabilità che il virus venga sconfitto).
Adesso devo fare dei controlli dopo tre mesi dall’operazione. Per vedere se il virus c’è ancora. E se c’è, altra colposcopia, per vedere se la lesione c’è ancora. E se c’è, altra operazione. Non riesco ad essere positiva, non riesco. Sono angosciata. Ho fatto giorni a pensare al peggio, a documentarmi, a disperarmi. Poi mi è passata e adesso riesco a non pensarci continuamente, a ridere, ad andare a far ginnastica senza pensare costantemente alle lesioni precancerose e al fatto che magari non potrò mai avere figli. Sì, riesco a non pensarci. Sì, mi è passata. Sì, rido.
Però ho ancora più paura, perché così come ridevo in vacanza, ignara del fatto che mi avrebbero detto che il mio pap-test andava male; così come ridevo dopo l’operazione, pensando che ormai hanno tolto tutto e sicuramente non sarà niente di grave, allora rido anche adesso. Ma non posso non pensare che potrei avere una brutta sorpresa, come questa del CIN3, che mi sconvolgerebbe ancora. Non ce la farei. Sono così stanca di essere triste.
Mi dispiace per questa continua apprensione che ti porti dietro.
Però… forse inaspettatamente capitano anche le cose positive.
Grazie comunque del condividere la tua esperienza, nemmeno io avevo mai sentito parlare del DNAPAP.
Un bacio
Cle