La prova costume per me arriva tardi, perché vado poco al mare e, quando ci vado, ci vado “tardi”. Ieri ho deciso di andare in piscina, ma prima di farlo mi sono provata 5 o 6 costumi da bagno senza decidermi. Sì, perché quello coi laccetti mi fa sembrare obesa, quello a vita superbassa mi fa sembrare una balena dalla pancia e dal culo enorme… e via dicendo.
Alla fine, mi sono messa il “solito” costumino rosso, che non delude, e via. Ma stamattina no. Mi volevo fare del male! Sono andata al centro commerciale (quello dalle “casse libere e scorrevoli”) e ho girato due negozi di intimo e costumi. Alla fine ho comprato tre costumini (cifra spesa: 33 euro) della Pompea, che mi stanno divinamente (come dicono le commesse se ti vedono).
Shock numero 1: il negozio Yamamay non aveva altri costumi che quelli col laccetto (tutte secche sui fianchi? O tutte a mostrar rotolini?). Io sono paranoica coi rotolini, lo ammetto. Non si deve vedere nessun rotolino, altrimenti vuol dire che la taglia è sbagliata, visto che io non ho i salvagenti intorno alla vita!
Shock numero 2: taglia 4 inesistente. La commessa (secondo me una seconda) mi guarda come se le avessi chiesto l’ottava. Tesoro: sono una splendida quasi-quarantenne, non nascondo il mio peso e nemmeno la mia taglia 46, ho tette e deretano proporzionati, ma sono formosa, sì. Non sono modello modella. Sono una donna mediterranea con le sue tette e il suo sedere. E il suo punto vita. Ma lo so, sono un modello superato, fuori moda. Me ne accorgo perché non trovo vestiti che contengano quello che ho.
Shock numero 3: all’altro negozio di intimo e costumi, stessa solfa con le taglie. Però ho trovato i tre costumini tre! E sto divinamente, eh!
Shock numero 4: torno a casa e prendo la scatola dei costumi. Lì dentro sono ammassati: costumi piscina, occhialini, cuffie, bikini di quando avevo 20 anni, bikini di quando avevo 25 anni, bikini di quando avevo… l’età che ho! Provo i bikini vita-alta-sgambati che giacciono lì da anni e anni. Sono taglia 44. Mi vanno ancora bene! Però non mi piacciono, perché le mutande ascellari sono passate di moda. Provo alcuni bikini acquistati evidentemente sotto l’effetto di un mix di alcool e droga: mi faccio schifo. Stringono ai fianchi, facendo l’effetto salvagente. Sono molli sulle chiappe. Non tengono dentro nemmeno mezza tetta, oppure le schiacciano facendomi sembrare una piattona dal culo grosso. No, via, via.
Alla fine, dopo averli provati TUTTI, e dico TUTTI, ho buttato 3 costumi ormai lisi e stralisi, ne ho infilati 4 dentro un sacchetto di plastica da nascondere in cantina, con l’etichetta “Costumi troppo piccoli, aspetta e spera che magari dimagrisci o fai una figlia femmina”, e ne ho tenuto 1 da regalare a un’amica dal fisico scultoreo (io non l’ho mai messo, sempre perché ero drogata quando l’ho comprato).
Conteggio totale finale di costumi mettibili (il più vecchio dei quali risale al 1990 e il più nuovo ad oggi): 15. Quindici. Quinze. Fifteen. Il che significa che, siccome sto due settimane al mare, non faccio nemmeno in tempo a metterli tutti. Il che significa che l’anno prossimo voglio andare ancora in vacanza al mare per sfoggiarli tutti. Il che significa che, se faccio un figlio, devo assolutamente dimagrire e tornare come prima per poterli usare. Altrimenti mi uccido.
Ma poi mi consolo pensando che li ho accumulati in anni e anni di acquisti, quindi non sono una spendacciona. E penso anche che, se nei negozi non si trovano le taglie quarte, vuol dire che la maggior parte compra quelle, e le seconde sono buone solo da mettere ai manichini.
E se facessimo una petizione per il ripristino della taglia 46? Ovviamente nei negozi normali non dalle “taglie comode” che sembro mia nonna e costano pure un pozzo di soldi. Ciao Marina (molto solidale anche con la prova costumi)