Domenica sono tornata dalla Svezia. Partenza dal luogo in cui mi trovavo: ore 7.34, arrivo a casa mia: ore 23.30. Solo 16 ore di viaggio, due treni e due aerei. Un viaggio massacrante, soprattutto considerando che ho passato due settimane a dormire poco e male e l’ultima notte ho dormito esattamente 3 ore.
Dovevo passare qualche ora ad Arlanda, l’aeroporto di Stoccolma. Mi annoiavo. Sì, comode le sedie per dormire, buono il caffelatte con brioche che mi sono presa, ma il tempo non passava mai. Così, ho commesso un reato gravissimo: ho comprato una crema al duty-free. Pago, prendo il sacchetto e me ne vado verso Vienna.
A Vienna arriviamo con mezzora di ritardo, quindi ho solo 40/50 minuti prima che parta l’altro aereo. Vado al mio gate e vedo che, nonostante io sia in transito, devo rifare il controllo al metal detector (ma se sono appena scesa da un aereo?!?!?). Mi spoglio di tutti i miei averi, piazzo il mio zainone sovraccarico sul coso e passo. Aaaaalt! Ferma lì, mi fa l’addetta alla sicurezza austro-orientale. Cosa essere questo?, dice mostrandomi la foto del tubettone di crema sullo schermo. Io apro lo zaino, tiro fuori il tubettone e dico: I koepte this i Arlanda, dopodiché mi correggo perché l’austro-orientale mi guarda sbigottita e mi rendo conto di aver parlato svengelska. Allora, ho comprato la crema ad Arlanda a Stoccolma. E lei: Atlanta?. No!, dico io, Arlanda airport in Stockholm. L’austro-orientale mi guarda malissimo. No, nein, nein. Non potere passaren con questo grossen tubettonen sull’aeroplanen. Borsetta non essere sigillaten! Questo prendere io! E lì mi arrabbio e le dico che non le lascio di certo la mia crema nuova. No. Allora l’austro-orientale mi dice di andare a fare il check-in con lo zaino. Io esco, percorro 10.000 km e arrivo all’uscita, dove ci sono code chilometriche. E’ ovvio che il tempo non basterebbe mai. Torno indietro e mi viene il lampo di genio di chiedere al duty-free austroungarico se per caso mi possono sigillare di sfroso la borsetta. Nein, mi dice la sciura commessa. Essere impossibile e io non potere assumeren grande responsabilità per questen! Allora decido di fare l’italiana e protestare. Ritorno al gate. Mi guardano come se non m’avessero mai visto prima. Buongiorno, prego posi tutto. E io: Ma veramente io ho il problema della crema e non so come fare. I check-in sono troppo distanti e non faccio in tempo. La tizia numero 1 mi fa: Ma deve andare a Milano Malpensa?. Sì, rispondo. E allora questo è il gate giusto e lei non deve fare il check-in. Ha già il biglietto. Sì, sì, idiota, lo so. Ma non ci siamo parlate 5 minuti fa? Tra l’altro la sala d’attesa è mezzo vuota e non puoi esserti dimenticata di me, perché non è passato più nessuno da questi controlli. Allora ripeto la storia della crema. Mi fanno ri-spogliare e ripassare di lì. Entro. L’austro-orientale non si ricorda nemmeno lei. Allora rifacciamo la scenetta di lei che mi spiega che la borsa deve essere sigillata e io che le dico di spiegarlo a quelli di Arlanda, visto che in Svezia non sigillano le borse. Lei mi dice che le regole sono queste, e io le rispondo che mi sta benissimo, ma allora devono mettersi d’accordo di applicarle tutti allo stesso modo, soprattutto perché un passeggero in transito è solo di passaggio ed è ovvio e lampante che se sono passata ai controlli a Stoccolma, non avevo niente di pericoloso. Qui sono solo scesa e ho fatto un corridoio vuoto fino ai gate. Che arma pericolosa volete che abbia trovato sulla mia strada? L’austro-orientale ha un lampo di intelligenza nello sguardo e mi dice: Ma sa una cosa? Imbarchi direttamente qui al gate. E brava! E quando gliel’ho chiesto prima mi aveva detto di no. Forse non sa l’inglese. Entro, imbarco lo zaino, togliendo soldi e cellulare e dimenticandomi dentro macchina fotografica e chiavette USB preziosissime.
Solidarietà da parte di passeggeri italofoni e non. Un’inglese che mi dice che anche lei di solito gets angry in queste situazioni. Si parte. Si arriva, nello zaino c’è tutto (quelli della SEA han smesso di rubare).
Le mie domande però sono queste:
- se ci sono queste regole di sicurezza, perché ad Arlanda non sigillano le borse dei duty-free? Ho deciso che scrivo al kundtjaenst di Arlanda, tanto per spiegare che il resto del mondo è molto più rompipalle di loro Svedesi.
- qual’è il grande pericolo insito in creme, liquidi e profumi? No, perché se io sono un terrorista e posso portare solo un piccolo quantitativo di liquido per costruire una bomba nel comodo bagno dell’aereo, presumo che sarà anche molto facile per me mettermi d’accordo con un paio di amichetti, così abbiamo già la quantità X moltiplicata per 3.
- Se io sono un passeggero in transito e scendo da un aereo per risalire subito su un altro, come mai devo rifare i controlli? Che senso ha? Li ho appena fatti da un’altra parte.
- E’ così pericoloso avere liquidi e creme? Allora chiudiamo i duty free. No, eh?