A pensar male si fa peccato, ma raramente si sbaglia. In seguito all’omicidio di Meredith, a Perugia, ottobre 2007, la prima cosa che ho pensato è che l’indagato Sollecito e la sua fidanzata americana fossero stra-colpevoli. Guarda caso, in queste situazioni, come in quella di Cogne, saltano fuori fior fior di avvocati, dichiarazioni, eccetera eccetera. Familiari scandalizzati dall’arresto del figlio/moglie/marito e pronti a giurare sull’innocenza di queste persone e screditare la polizia. Come se i poliziotti fossero dei cretini che arrestano la gente a caso. Come se il fatto di trovare impronte, DNA e altre tracce non bastassero ad inchiodare un colpevole. Come se le bugie e le ritrattazioni e le reciproche accuse non fossero indice di colpevolezza.
Ed ecco, nella nostra solita italietta, saltar fuori delle intercettazioni che confermano i comportamenti mafiosi dei riccastri e dei figli di papà, i quali ricorrono ad ogni mezzo (anche mafioso) per uscire di galera, magari buttando tutta la colpa addosso al negro di turno, perché è più facile accusare lui che un bravo-ragazzo-universitario-figliodipapà. Poverino! Non è stato lui, no.
Leggete le schifezze che facevano i suoi familiari in questo articolo di Repubblica. Posso dire “lo sapevo”?