Certe cose non hanno prezzo (per tutto il resto, ho la Mastercard).
Premessa: io non sono una che ama festeggiare il Capodanno, tranne se si fa una cosa in piccolo tra amici. Non mi piacciono i cenoni o le seratone in cui si mangia male e si spende troppo, non mi piacciono le feste-bolgia e non mi piace essere in mezzo a troppa gente che si sente in dovere di divertirsi. Per questo avevo programmato una tranquilla seratina casalinga, come sempre. Ma, complice un viaggio di lavoro di mio marito, la seratina si è trasformata in un viaggio! Sono tornata a Dubai e mi sono goduta un paio di giorni di temperatura primaverile, ho camminato per chilometri come al solito, sono riuscita a piazzarci dentro una visita ad Hatta (villaggio tradizionale), un po’ di shopping (cosa sono i milioni se si possono avere le scarpe? Però sono stata sui 150 euro in tutto!), buona cucina marocchina, irachena e iraniana, un po’ di relax e di torture in un centro estetico e la vista del Burj Dubai appena prima dell’inaugurazione. Ah, anche un giro in un quartiere mai visitato, Satwa, che si è rivelato molto caratteristico e pieno di sarti (servizio che mi è tornato utile).
Il viaggio d’andata è stato fantastico: ho viaggiato in business grazie alle miglia (ah, le tessere punti!), ho evitato la fila chilometrica all’imbarco grazie al Fast-track (ah, le tessere punti!), ho dormito e mangiato benissimo, facendo pure l’aperitivo nella sala Pergolesi (ah, le tessere punti!). Arrivata là ho trovato un autista che mi ha accompagnato in albergo (ah, le tessere punti!). In albergo, altro colpo di fortuna: siccome la camera era senza vista sul Creek, colazione e aperitivo erano inclusi. E anche l’autista per andare in aeroporto (ah, le tessere punti!). Al ritorno sono stata meno fortunata perché sono rimasta in classe economica nonostante mio marito fosse in business per motivi di overbooking, ma è stato bello così: ho passato ore piacevoli a chiacchierare col mio vicino, un ragazzo italiano che lavora a Dubai.
Capodanno: crisi o non crisi, tutti i ristoranti per occidentali facevano cenoni o feste a tema ed erano al completo. Prezzi a partire dai 200 euro fino ad arrivare anche a più di 1000. La cosa complicata era trovare il numero di telefono di qualche ristorante che non avesse feste in programma! Il nostro ristorante preferito, per esempio, non è sull’elenco telefonico e in un posto come Dubai, nel traffico caotico degli orari di punta, non è certo pensabile andare in giro alla ricerca di un posto dove mangiare. E poi volevamo vedere i fuochi d’artificio del Burj al Arab e quindi dovevamo dirigerci verso la spiaggia. Alla fine abbiamo mangiato in un ristorante marocchino al Mall of the Emirates (60 euro in due) e siamo andati al Suq Madinat Jumeirah per vedere lo spettacolo. Anche qui c’erano un sacco di ristoranti e locali con feste, era impossibile trovare un posto a sedere, ma per fortuna la terrazza aveva una vista splendida sul Burj al Arab e abbiamo potuto goderci i fuochi senza ressa. Il problema è stato il ritorno: centinaia di persone cercavano un taxi per tornare. Così, vestita come Cenerentola al ballo, ho camminato per 40 minuti prima di trovarne uno libero. I miei piedi non si sono divertiti molto e la mia schiena infortunata da mesi piange ancora oggi, ma ne è valsa la pena lo stesso!
Il Burj Dubai, ribattezzato oggi Burj Khalifa durante l’inaugurazione, è veramente incredibile. Già era impressionante in fase di costruzione ma vederlo finito, scintillante e circondato da una piscina con fontane e prati è veramente spettacolare. Alla fine è nata una nuova città, perché oltre al grattacielo e al Dubai Mall (dove c’è veramente tutto quello che si può immaginare), hanno costruito anche un nuovo albergo, l’Address, e un altro suq (Al Bahar) con albergo adiacente. Quest’ultimo centro commerciale è ancora semivuoto, ma costruito sul modello dei suq arabi tradizionali, quindi bello anche da visitare.
All’interno del Dubai Mall, nel mio centro estetico preferito (l’unico che frequento, una volta all’anno… e questa era la seconda), mi sono goduta un massaggio di un’ora e poi mi sono messa nelle mani di 4 donnine filippine che non hanno taciuto un secondo mentre mi torturavano a vicenda. Ogni tanto captavo qualche parola spagnola nel loro flusso ininterrotto, ma chissà cosa si raccontavano… Una mi faceva la pedicure, una la manicure, una mi teneva le palpebre tirate e la quarta mi faceva il threading alle sopracciglia. Un’esperienza surreale: mi sentivo una bambola di pezza. Che gusto ci proveranno le star a essere sempre pettinate-curate-acconciate e truccate come pupazzi, proprio non lo so. Io sono rimasta quasi tre ore, compreso il massaggio, ma non avrei resistito un minuto di più! Però ho finalmente provato il threading, di cui avevo visto dei filmati su youtube: consigliatissimo! Io non vado dall’estetista e mi faccio sempre le sopracciglia con la pinzetta, ma credo che in Italia non sia ancora diffuso (non so se lo sarà mai). Il dolore è quasi lo stesso però le sopracciglia vengono disegnate molto meglio: sono “pulite” ma naturali, non come quelle cose sottilissime che si vedono da noi. Detto tra noi, lo stile arabo mi piace moltissimo: sopracciglia folte e decise, ben disegnate, non inesistenti.
Alla fine Dubai non mi ha deluso nemmeno stavolta. Anche se non si vuole fare shopping, il solo andare in giro in mezzo a tutte queste persone di colori differenti è una bella esperienza. Sentire tutte queste lingue diverse, vedere gente vestita nei modi più disparati, trovare ristoranti di tutti i tipi, vedere colori e stili architettonici arabi, provare i profumi, salire sulle barchette, sentire il muezzin che richiama alla preghiera… Tutto mi riempie di la testa di pensieri e mi soddisfa come nessun’altra cosa al mondo.