Sono io che sono stufa. Stufa di essere sempre più svelta e sveglia degli altri e dover loro spiegare come si fanno cose che, secondo me, sono “common knowledge” (come dice il mio amico Gus). Per esempio col pc o con internet o con Google: va bene che io ci lavoravo, nell’informatica, ma l’informatica è un mondo così vasto che nessuno sano di mente può pensare che io conosca tutto. Se io conosco tante cose è perché mi sono impegnata personalmente per impararle, perché il mondo informatico mi appassiona, perché lo seguo nelle sue evoluzioni. Io lavoravo su grossi sistemi, con linguaggi e database adatti a quei sistemi. Quello sapevo fare, punto. Poi, per conto mio, ho imparato a usare bene internet, a configurare un pc, la posta elettronica e la rete. Per conto mio ho imparato ad usare molti software perché mi piace creare con il computer e usarlo per facilitarmi la vita. Per conto mio ho imparato a sviluppare siti web (non sono una pro, ma me la cavo) e a installare e usare CMS diversi. E questo per limitarsi all’informatica, perché in realtà ho imparato a fare tante altre cose pratiche che servono comunemente nella vita e nella gestione della casa. E la ricerca di informazioni su internet, siano esse orari dei treni o cose più complicate? C’è gente che è cresciuta coi computer fin da piccola, non come la mia generazione, eppure è imbranatissima. Gente che ha tutte le informazioni del mondo a sua disposizione e non sa usarle. Ad esempio, come si compila un assegno? Io l’ho imparato a scuola quando ancora non esisteva internet, ma adesso qualunque idiota è in grado di digitare queste parole in un motore di ricerca e trovare la risposta! Eppure non lo fa.
Non sono uno di quei geni che ha imparato l’arabo da sola o ha iniziato a suonare il violino da autodidatta. Mi riferisco a cose più terra terra che però, mi rendo conto, moltissima gente non sa fare. Non ci arriva. E io sono stufa di arrivare sempre prima e fermarmi ad aspettare gli altri. Sono stufa di sentirmi chiedere aiuto per cose che, secondo loro, io so fare per magia o perché ho lavorato nell’informatica. Ragazzi: sveglia! Aprite l’help e leggete. Vedrete che è fatto a prova di idioti e che vi guiderà passo passo verso la risoluzione dei vostri problemi! Secondo voi io come ho fatto a imparare ad usare tutte quelle belle funzioncine di Office e compagnia bella? Mi sono letta le spiegazioni delle cose che non sapevo fare, ho provato e ho imparato. Come ho fatto a imparare a tradurre correttamente? Ho confrontato le mie traduzioni con quelle già esistenti, perdendo tempo, certo, ma evitando di chiedere agli altri la pappa pronta. E così via per tante altre cose, perché per me è una soddisfazione immensa imparare le cose.
E allora mi dico: è giusto che io risolva problemi e dia la risposta a chi mi chiede una cosa che io ci ho messo tanto ad imparare? O a chi proprio non ci arriva e vuole il risultato? Se non ci arrivi, vuol dire che non sei adatto per fare questa cosa, e allora perché devo farla al posto tuo? Questo vale soprattutto in ambito lavorativo, ovviamente, perché un conto è aiutare un amico a redigere un documento Word, un conto è aiutare un collega a fare un lavoro che non ha voglia o non è capace di fare. Anche perché, detto tra noi, la bravura viene poco riconosciuta e bisogna avere molta faccia tosta per lanciarsi sul mercato. Faccia tosta che io, nonostante mi senta molto brava, non ho. Forse perché mi hanno sempre insegnato a stare al mio posto e non a buttarmi nella mischia. Ma intanto, gli altri vanno avanti e io rimango qui. Da sola, ad aiutarli o a sentirmi stronza se non li aiuto ben sapendo che loro non ci possono arrivare da soli. Come devo comportarmi?



